Zortrax M200, la stampante per le PMI

La Zortrax M200 è una stampante a tecnologia FDM di produzione polacca che sta rapidamente conquistando le scene nel panorama della prototipazione 3D; ho avuto la possibilità di usarla e testarla negli ultimi tre mesi potendone valutare potenzialità e limiti.

IMBALLAGGIO

La macchina arriva in un ottimo imballaggio fatto su misura; appena aperto si trovano subito le istruzioni per estrarla senza danni dalla scatola, e già qui si denota una certa cura nel dettaglio. Tutte le componenti e i meccanismi sono bloccati ed hanno la propria sede; nel pacco troviamo anche una bobina di Z-ABS ed uno starter-kit con tutto il necessario per iniziare a stampare (spatola, bisturi, taglierino, pinze, tronchesine, etc.).

StarterKit Zortrax

PRIMA IMPRESSIONE

Lo chassis in alluminio nero ha un design elegante ed essenziale e fin da subito da un idea di robustezza; sul frontale in basso a destra c’è un minimale pannello LCD con encoder per il controllo della stampante, mentre sul retro ci sono i fori per l’innesto del porta bobina e del relativo tubicino convogliatore all’estrusore.

Zortrax

LA MECCANICA

L’idea generale è di robustezza e precisione; la movimentazione dell’asse Z è affidata ad una barra a ricircolo di sfere, mentre la base d’appoggio del piano di stampa è composta da una solida struttura in alluminio che scorre tramite 4 manicotti a ricircolo su barre rettificate da 12mm.

Gli assi X e Y sono composti da due guide lineari (generalmente in commercio si trova una guida per asse) con conseguente diminuzione dei momenti torcenti del gruppo estrusore e delle vibrazioni alle alte velocità. Nel complesso ci sono 8 barre rettificate con doppi cuscinetti per asse di movimento; il che la rende una tra le stampanti più solide per la fascia di prezzo su cui si colloca.

Gli azionamenti sono affidati a cinghie Gates GT2, che scorrono su pulegge in alluminio opportunamente fissate al telaio.

La stampante è dotata di un unico estrusore.

Meccanica zortrax

IL PIANO DI STAMPA

Questo elemento merita un approfondimento a parte; innanzitutto il fissaggio alla base avviene tramite dei comodi magneti ed i collegamenti elettrici sono con dei pratici molex non invertibili. La regolazione della bolla avviene tramite tre viti con molla (due posteriori ed una anteriore), ma per ovviare ai classici movimenti oscillatori del piano a cui siamo abituati, gli ingegneri Zortax hanno inserito 4 punti guida, che impediscono traslazioni, specialmente durante la fase di stampa.

Il piano è scaldato e microforato; quest’ultimo elemento all’inizio mi aveva lasciato parecchio perplesso (specialmente conoscendo i risultati di stampanti che usavano la stessa soluzione), dato che implica l’utilizzo del raft con conseguente rischio di imperfezioni sul modello se non addirittura rotture nella fase di rimozione. Naturalmente questa soluzione evita di trasformare la nostra officina/ufficio in un salone parrucchiera, oppure di andare alla ricerca dell’introvabile e costoso kapton o bluetape.

LIVELLAMENTO DEL PIANO

La macchina prevede un sistema di calibrazione elettronico semi-automatico; dal pannello LCD si avvia l’autocalibrazione e non appena scaldati piano ed estrusore, provvede a rilevare le quote dei quattro angoli, comunicando all’operatore se avvitare o svitare una delle tre viti di regolazione. Per una corretta calibrazione ci si impiega anche un quarto d’ora, ma questo tempo sarà ricompensato in seguito da stampe perfette e che non si staccano. Quindi si possono mandare in soffitta spessimetri e fogli di carta vari. Grazie alla struttura estremamente robusta, nell’arco di due mesi di lavoro intensivo, solo in un occasione ho dovuto rifare la calibrazione.

SOFTWARE

Si chiama Z-SUITE ed un software proprietario; definirlo essenziale è riduttivo: per me è stato uno shock non avere a disposizione tutti quei parametri che di solito su Cura o Slic3r imposto. Memore di software altrettanto essenziali, non mi attendevo una elevata qualità di stampa. Fondamentalmente ho sei parametri nel pannello base: altezza layer (minimo 90 micron), materiale (lista di quella fornita dal produttore), infill, supporti e controllo velocità ventole; nel pannello “advanced” posso eventualmente compensare la dimensione dei fori e dei perimetri esterni, oltre che a variare il numero di layer di top e bottom.

Caricato il nostro :STL, possiamo procedere con le classiche modifiche come rotazione, scala, e sposta; una volta ultimato lo slicing ci viene data un anteprima grafica del G-Code. Possiamo visualizzare il codice layer per layer (come su repetier) e inserire ove necessario della pause-stampa, che verranno visualizzare graficamente con una colorazione rossa (utili ad esempio per inserire componenti nel modello, oppure cambiare filo) Il G-Code lo si salva nella classica SD che poi si inserisce nella macchina: non c’è  un controllo diretto da computer, ma è previsto in futuro l’implementazione del wifi per l’invio dei file e lo start di stampa.

FILAMENTO

La Zortrax lavora principalmente ABS che viene fornito dall’azienda produttrice; già questa limitazione mi aveva messo in agitazione. Questo materiale è la bestia nera delle stampanti semiprofessionali che non hanno la camera a temperatura controllata (sebbene si possano acquistare a parte delle paratie laterali anti-vento); già temevo warping, distaccamenti dal piano di stampa e delaminazioni.

Ed invece tutto questo, con mia incredulità non è successo! Infatti la combinazione di piano scaldato e microforatura crea un impressionante aderenza del modello in fase di realizzazione. Ovviamente ci si aspetta poi di doversi dotare di scalpello per rimuovere l’oggetto dal piano e successivamente il raft, ma anche qui con mia meraviglia, una volta raffreddato, tutto si stacca senza problemi e senza lasciare residui sia sul piano che sul modello.

Siccome non ci sono encoder nelle bobine, ho fatto anche dei test con ABS “non proprietari” e con i materiali “FiloAlfa” mi sono trovato decisamente bene, oltre ad avere una rifinitura superficiale dei pezzi, leggermente migliore rispetto allo Z-ABS.

MA ALLA FINE COME STAMPA?

Una meraviglia! All’inizio ero pieno di pregiudizi (piano forato, ABS, software proprietario, etc), ma mi sono rapidamente ricreduto.
Si vede subito che la stampante è stata ingegnerizzata da mani esperte ed è sicuramente decisivo l’utilizzo di un software ottimizzato per quella specifica meccanica; le geometrie del raft permettano una perfetta adesione durante la lavorazione, ma anche una semplice rimozione poi. I supporti generati sono funzionali e semplici da rimuovere; purtroppo con piani ad angolature molto elevate (70-80 gradi) la stampa non è perfetta, ma sui piani paralleli al piano di stampa (90 gradi), la lavorazione risulta liscia e priva di imperfezioni.
Ho provato a stampare modelli anche estremamente complessi, come arcate dentarie, scheletrati ed anelli, ed ho ottenuto dei risultati buoni per dei modelli valutativi; ho fatto anche delle prove di accoppiamento ed i componenti scorrevano perfettamente senza bisogno di carta vetrata e smussature varie.

CONCLUSIONI

È la stampante ideale per la PMI, ma anche per la grande industria; i costi contenuti, la facilità reperibilità del materiale di consumo, il software intuitivo e sopratutto l’elevata qualità del prodotto finito la rendono il macchinario ideale per chi non vuole avere problemi nel realizzare i propri prototipi o anche delle piccole-medie serie.

Al momento è una delle migliori stampanti con cui abbia mai lavorato ed in molti casi gli oggetti stampati hanno una rifinitura superficiale uguale, se non addirittura migliore, degli analoghi realizzati con macchinari professionali.

Rivenditore Italiano

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