RepRap: sistema di calibrazione piatto di stampa.

In questo articolo descrivo un metodo per calibrare il piatto di stampa rispetto all’estrusore; ovviamente per fare ciò bisogna abbassare o alzare il piatto nei punti desiderati. Generalmente il piatto di stampa è collegato alla slitta tramite 4 viti con nel mezzo delle molle che dovrebbero mantenere stabile il tutto.

Ovviamente ciò non avviene perché le molle sono soggette ad oscillazioni che aumentano con l’aumentare della distanza piatto-slitta.

Per ovviare a questo problema mi è stato suggerito d’implementarne un sistema più rigido, dato che non avrei potuto utilizzare quello tradizionale sulla mia MendelMax a causa dei pesi e delle inerzie.

Questo si basa su due viti per ogni angolo: una collocata tra la slitta ed il supporto del piatto che serve a regolare l’alzata, mentre la seconda serve a bloccare il tutto:

Cosa ci serve per costruirlo?

  • La slitta
  • Due asticelle di legno 220x20x30 mm (meglio evitare truciolare o simili)
  • N.8 bossole da legno con testa 6×10 per viti M4
  • N.8 viti a testa piana M4 da 10 mm (o 15)
Sia le bossole che le viti a testa piane le trovate nelle ferramenta specializzate in articoli per il legno.
Dobbiamo asportare due angoli dalle aste di legno in modo da formare una specie di T che ha una base larga quanto la lunghezza della slitta:

L’altezza del blocchetto da asportare deve essere sufficiente affinché la struttura possa scorrere sopra le barre filettate trasversali della struttura della stampante.

Ora procediamo col creare 8 fori da 4 mm sulla slitta, due per angolo; io ho tenuto una distanza di 10 mm dal bordo e di 15 mm tra un foro e l’altro:

e riportiamo i fori sulle due asticelle, ma questa volta con un foro da 5,5 mm. Ultimati i fori li svasiamo; bisogna ricordarsi di svasare di più i fori esterni, perché oltre ad ospitare le bossole, fanno da sede anche alla testa della vite di regolazione.

Ora collochiamo le bossole nei fori e avvitiamo le 4 viti nelle sedi angolari:

Mettiamo la slitta sopra ai supporti ed avvitiamo le restanti viti:

Ora la nostra slitta è pronta. Per alzare o abbassare il piatto basta avvitare o svitare le viti angolari per poi bloccare il tutto con quelle interne.

 

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Disponibili i video di “Agile software development”

Prima di lasciarvi al video dell’incontro organizzato dal DiTeDi e tenuto da Stefano Maraspin e Stefano Valle, vi introduco brevemente allo sviluppo agile di un software.

Innanzitutto è un metodo di sviluppo che prevede un grande coinvolgimento da parte del committente; infatti il progetto viene suddiviso in step e ad alla conclusione di ognuno lo sviluppatore presenta il risultato al cliente. Assieme a questo ne valuta la qualità e si elabora la soluzione migliore per lo step successivo.

Questo sistema ha molti vantaggi, quali una qualità superiore del software, la formazione di personale aziendale all’utilizzo durante la realizzazione stessa, costi minori legati ad una minor probabilità di sbagliare o all’aggiunta di cose inutili etc.

Ecco i video:

 

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Latex: alla ricerca del simbolo perduto!

Da bravo futuro laureato in ingegneria sto scrivendo la mia tesi in Latex (se non sapete di cosa parlo, oltre a 5 minuti di vergogna, leggetevi la wiki oppure non continuate a leggere).

Uno dei problemi nell’utilizzare questo “linguaggio” è che non sempre ci si ricorda la codifica corretta di un carattere, oppure ci si dimentica quale libreria usare, etc e consultare una delle molteplici guide è spesso lungo per non dire noioso.

Dopo un pomeriggio passato a cazzeggiare cercare una soluzione in internet, mi sono imbattuto in questo progetto: Detexify²

L’idea è geniale, basta abbozzare (ho provato anche gli scarabocchi!!!) il simbolo desiderato nell’apposita area ed il portale ci restituisce una selezione di simboli tra cui scegliere con relativa sintassi e pacchetto necessario! Il servizio è veramente fenomenale e funziona molto bene!

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Copia di BackUp e sincronizzazione dispositivi. Come salvare la tesi.

In questi mesi sono stato impegnato nella stesura della mia tesi; memore di scene disperate con protagonisti studenti che avevano perso la loro (computer rubato, chiavetta usb corrotta, EMP, etc.) e prossimi dal buttarsi dall’angelo di Udine, come primissima cosa ho cercato dei sistemi automatici per il backup.

Ovviamente consiglio di fare più di un backup, almeno due di cui uno su un servizio remoto o cloud come DropBox o simili, in modo che se la sfiga ci viene a bussare alla porta almeno abbiamo creato un sistema intrinsecamente abbastanza sicuro.

La cosa migliore sarebbe sfruttare i backup automatici, che tutti i sistemi operativi hanno, dei propri documenti o meglio ancora della propria Home, su un Nas domestico equipaggiato con due dischi in Raid Hardware; ovviamente questa soluzione è da paranoici della sicurezza ed ha un certo costo.

La soluzione che vi propongo io si basa su due programmi che sincronizzano due dispositivi (chiavetta usb -> Pc, etc.) e di fatto creano una copia di backup automatica; quello che fanno i programmi consiste nel confrontare i dati presenti nel dispositivo A rispetto a quelli nel dispositivo B ed eventualmente modificare quelli presenti in quest’ultimo.

Il primo si chiama FreeFileSync ed è sia per Windows che per Linux. Una volta installato il programma lo avviamo e ci compare questa schermata:

Riquadrato in rosso sulla sinistra abbiamo la cartella sorgete che vogliamo sincronizzare, sempre in rosso sulla destra la cartella di destinazione, in blu il comando che serve a comparare le due cartelle mettendo in evidenza le differenze ed infine in verde il pulsante per avviare la sincronizzazione. Impostiamo la cartella sorgente e destinazione e clicchiamo su “Compara”:

Il programma ci restituisce l’elenco dei file che hanno avuto una modifica dall’ultima sincronizzazione; se tutto è ok clicchiamo su “Sincronizza” e ci comparirà questa finestra:

Ovviamente premiamo su “Avvia” ed il gioco è fatto!

Il secondo programma che vi presento si chiama Unison ed è per Linux (lo trovate comodamente nell’Ubuntu Software Center) e fa le stesse cose di FreeFileSink.

Installato ed avviato ci comparirà questa schermata:

Clicchiamo su “Create new profile” ed assegniamo un nome:

Anche qui come su FreeFileSink forniamo le cartelle sorgenti e quelle di destinazione:

Fatto questo il programma torna alla finestra principale e qui clicchiamo su “Ok” dopo aver selezionato il profilo che ci interessa. Adesso si aprirà una nuova finestra in cui dovremo cliccare su “Go” per avviare la sincronizzazione:

Buona tesi e buon BackUp a tutti!

 

 

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Di futuro ce n’è tanto

Venerdì 9 novembre ho partecipato assieme al gruppo degli “ITCrowd”, conosciuto anche come quello degli “Informatici”, composto da me, Marco Basaldella, Nicola Gigante e Marco Sanfilippo, al dibattito “Di futuro c’è né tanto” presso l’evento fieristico di Pordenone “Punto d’incontro”.

Lo scopo dell’iniziativa era di raccogliere la visione di futuro da parte di alcuni gruppi di studenti universitari provenienti da diversi atenei del Triveneto e da diverse facoltà, coordinati da un consulente di management sul tema delle possibili visioni del futuro da qui a 20 anni.

Noi ovviamente abbiamo analizzato una visione tecnologica e dopo un analisi del passato e del presente, abbiamo dato la nostra visione del futuro. Ha iniziato Marco prevedendo:

  • morte del silicio;
  • avanzamento dei cloud service;
  • maggiore interoperabilità tra in vari device;
  • problemi legati alla proprietà dei dati e tutela della privacy;

Poi è stata passata la parola a me, dove ho analizzato come negli ultimi 20 anni si ha avuto sempre di più una dematerializzazione delle informazioni (Mp3, ebook, etc) ed attualmente le stampanti 3D permettono anche la libera condivisione degli oggetti tramite i loro progetti.

La mia visione di futuro è che tra 10 anni, complice un abbassamento dei costi, le stampanti 3D si troveranno in tutte le aziende manifatturiere, ma la vera sfida tra 20 anni sarà in campo biomedico, dove grazie alle cellule staminali si potranno “stampare” degli organi.

Prevedo anche un evoluzione della grande distribuzione ed una crisi del modello che conosciamo oggigiorno; già Amazon vende di tutto e te lo spedisce a casa in tempi rapidissimi, ma per ora alcune cose, quali vestiti e scarpe, sono difficilmente comprabili via internet. La mia visione è che non ci saranno più grandi magazzini, ma semplicemente un camerino con scanner biomedico che rileverà le nostre misure e poi grazie a visori 3D potremmo vedere dal catalogo tutti i vestiti ed accessori che vogliamo direttamente sul modello del nostro corpo (avremo finalmente una risposta sincera e spietata alla domanda “come mi sta dietro?”). Il negoziante non sarà più semplicemente un commesso che va a sistemare ed ordinare la merce (ovviamente mi riferisco ai grandi megastore), ma sarà un consulente che fornirà indicazioni al cliente. Grazie ai parametri biomedici ed ad una logistica avanzata, il vestito potrebbe letteralmente essere cucito su di noi, con eventuali personalizzazioni su colori, etc. e tranquillamente spedito a casa.

Qui potete trovare la nostra presentazione e di seguito il video.

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