Registrare WebRadio con Linux

A differenza dell’acquisizione di una traccia audio salvata in un file (tipo Youtube, oppure un podcast) che è relativamente semplice (tasto destro-> copia indirizzo link -> inserisci il link su un lettore multimediale), salvare uno streaming risulta decisamente più complicato. I motivi sono molteplici, dall’occultamento del link, l’uso di codifiche e codec strani, lettori multimediali particolari, etc; senza diventare pazzi nel trovare l’url o dare i giusti comandi da terminale ad mplayer o vlc, esiste un sistema decisamente più veloce e di sicuro successo.

Il tutto si basa su Audacity il famoso editor audio OpenSource; dopo aver ovviamente installato il programma sul nostro PC (è multipiattaforma quindi disponibile anche per Windows e Mac), apriamo la nostra webradio ed avviamo lo streaming utilizzando tranquillamente i lettori integrati nel sito.

Apriamo Audacity, andiamo sul pannello Modifica e selezioniamo Preferenze (CTRL+p); nella schermata che ci compare selezioniamo “Dispositivi”, nella sottosezione “Registrazione” impostiamo su “Dispositivi” “Pulse: Line:0” e diamo Ok. Fatto questo variamo il volume del microfono, io consiglio di impostarlo su 1 e schiacciamo il tasto Rec (il pallino rosso); ultimata la registrazione possiamo anche fare modifiche al file quali tagliare la pubblicità e convertire il tutto nel formato che preferiamo.

Il programma in pratica registra la traccia che viene passata alla scheda audio. Purtroppo c’è un inconveniente: Audacity registrerà tutto quello che  viene trasmesso alla scheda audio, quindi se per caso continuate a navigare mentre registrate e vi si apre un pop-up sonoro questo si andrà a sovrapporre alla traccia della radio. Il mio consiglio è di usare il computer con solo quello scopo in modo da evitare danneggiamenti della traccia che desideriamo acquisire.

 

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EeePc, qual’è la distro migliore?

Da possessore di un EeePc 901 negli ultimi anni ho provato quasi tutte le distribuzioni Linux (e non solo); ho testato sia quelle più gettonate che quelli semi sconosciute in modo da ottenere una macchina con una buona scelta software e delle prestazioni ottimali. Ovviamente bisogna considerare che questi netbook sono un po’ le “cinquecento” dei portatili: piccoli, consumano poco, ovviamente non hanno prestazioni esaltanti.

Di fatto non esiste la “distribuzione ottimale”, ma ho selezionato quelle che secondo me sono le più idonee collocandole in delle categorie ben definite.

Android, la scheggia per il web

È disponibile il porting del sistema di Google per i pc. Lo potete trovare qui: http://www.android-x86.org/

Caratteristiche dominanti sono la velocità e le prestazioni del sistema e non ho riscontrato difficoltà nel rilevamento e configurazione delle periferiche. L’avvio è molto rapido, la grafica è accattivante (è molto simile a quella dei cellulari) e si adatta benissimo ai piccoli schermi; le applicazioni si avviano molto rapidamente e se dovete lavorare con i prodotti Google (docs, mail, etc), o più in generale navigare sul web, è la scelta migliore. Ovviamente c’è anche una buona disponibilità di software tramite l’Android Market, però non si può accedere a una varietà di soluzioni come quelle offerte da Ubuntu. Ad esempio non sarà disponibile prima del 2013 il porting di libreoffice e se dovete usare del software un po’ più specifico non è detto che lo troviate nel market. Quindi se usate l’eee per navigare e poco altro è il sistema che consiglio.

Lubuntu, la completezza con la leggerezza di LXDE

Lubuntu è una versione di Ubuntu basata sul desktop environment LXDE. Questa distribuzione utilizza come window manager Openbox e risulta leggera ed adatta anche ai pc più datati, netbook e dispositivi mobili. È molto leggera anche se più lenta rispetto ad Android; rispetto a quest’ultimo però ha a disposizione tutto il parco software della distro madre. Quindi se da un lato si ha un calo delle prestazioni in termini di velocità e reattività in generale, dall’altro è molto versatile e si potrà fare praticamente di tutto, sempre ricordandosi che si ha a disposizione poca potenza di calcolo. La consiglio a chi si è appena avvicinato al mondo Linux e non vuole perdere molto tempo in configurazioni o risoluzione di problemi vari.

Nel caso abbiate un eeepc 701 è meglio installare la Lubuntu 10.10, dato che la 11.10 andrebbe ad occupare la quasi totalità dei 4 giga a disposizione; altrimenti potete installarla in una SD esterna e risolvere così il problema.

Debian, la distro per smanettoni

Nel caso siate molto ferrati nella ricompilazione del kernel, la vostra attenzione dovrebbe rivolgersi obbligatoriamente a Debian. Infatti potrete personalizzare il sistema fin nei più piccoli particolari, per avere prestazioni ottimali, ma mantenendo una certa versatilità e scelta sul software.

 

VectorLinux, buona ma non ottima

L’ultima distro che vi segnalo è VectorLinux. È di origine canadese derivata dalla Slackware, per la famiglia di processori X86, caratterizzata da un’interfaccia user friendly (intuitiva e facile da usare) con funzionalità semplificate rispetto alla distro nativa.

La caratteristica principale è indubbiamente la sua “leggerezza” e completezza, infatti, essa è in grado di offrire un desktop veloce, anche su computer non troppo recenti, grazie all’ambiente grafico Xfce che la rende semplice ed intuitiva.

A differenza di altre distro simili, VL contiene molti pacchetti che la rendono completa e adatta a qualsiasi genere di utilizzo, dall’ambiente server al classico “Home PC”. Purtroppo per le persone alle prime armi non è semplice da utilizzare e posso confermare le criticità che sono riportate in questo post.

 

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Heated Bed, il piatto di stampa per la RepRap

L’HeatedBed, letteralmente il “letto riscaldato” è la base su cui si va a depositare la plastica estrusa. Se utilizziamo alcuni materiali come l’ABS è bene che questo piatto sia scaldato, sia per evitare rapide contrazione della plastica a contatto con una superficie fredda, sia per agevolare l’asportazione del nostro oggetto una volta ultimata la stampa.

Come per il precedente articolo sull’estrusore, vedremo come realizzarne uno in casa e se conviene o meno rispetto ad uno già pronto.

Il materiale che ci serve è:

  • Una piastra di alluminio da almeno 3 mm. La potete trovare al Brico oppure in internet: http://stores.ebay.co.uk/Forward-Metals-Ltd/_i.html?_fsub=17853190
  • 9 resistenze da 12 Ohm 15 W corazzate, codice RS 160-449 oppure qui
  • 1 resistenza da 1 KOhm (opzionale)
  • 1 led verde (opzionale)
  • 1 termistore NTC 100 KOhm
  • viti M3, io le ho recuperate da una morsettiera facilmente trovabile dal ferramenta
  • cavo elettrico resistente ai 15 A, ferramenta

Io ho preso ispirazione da questo progetto, ma utilizzando la scheda elettronica RAMPS 1.4, ho potuto fare a meno dei mosfet, che costano anche parecchio.

Lo schema elettrico è molto semplice:

Circuito elettrico heated bed

 

Si vanno a fissare le resistenze con le viti direttamente sulla piastra d’alluminio.

Ricordatevi che su questa poi andrà appoggiata la lastra di vetro e quindi non potrete usare dadi; per risolvere questo inconveniente ho forato la lastra ed ho provveduto a filettare i fori. Una volta fissate le resistenze ho livellato con la flessibile:

Heated Bed lato inferiore

 

Heated Bed lato superiore

Come ho scritto nell’elenco dei materiali il Led ed la relativa resistenza sono opzionali e servono solo per vedere quando il circuito sta alimentando o meno.

Ora ci resta solo da fissare il termistore; io ho semplicemente utilizzato del nastro di kapton e non mi ha dato nessun problema. Una cosa a cui bisogna prestare particolare attenzione è la posizione di fissaggio della sonda. Infatti da come potete vedere dalla precedenti foto, l’ho messa più o meno equidistante da due resistenze, ma ho riscontrato un problema. Infatti l’onda termica impiega un tempo non nullo per raggiungere il termistore e quindi il circuito scatta a 5 gradi in più dell’impostazione. Per ovviare a ciò basta collocarla più vicina al resistore.

Rilevamento temperatura heated bed

 

ATTENZIONE: se andiamo a calcolare la resistenza equivalente del circuito, essa ci risulta di circa 1.35 Ohm ed essendo alimentata a 12 volt avremo una corrente di ben 9 Amper! Ciò comporta che il Mosfet di alimentazione incomincerà a dissipare una notevole quantità di calore che potrebbe portare a danni irreparabili sul circuito. Quindi oltre ad installare dei dissipatori sia attivi che passivi è bene portare il piatto a temperatura con step successivi di 5 gradi ed avere una bomboletta di aria compressa per raffreddare rapidamente il mosfet in caso di bisogno. Altrimenti si rischia questo:

Morsettiera danneggiata

 

Conclusioni:

tra la possibilità di realizzarsi in casa il piatto scaldato o comprarlo, nel caso non abbiate uno scopo didattico, conviene sia a livello economico che di sicurezza comprarne uno già fatto. Lo potete tranquillamente comprare qui.

 

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Cynapse, il social network per aziende

Parlando con molte persone che lavoro in aziende di medie dimensioni è emerso che spesso viene utilizzato Facebook (chat, condivisione di foto, etc) come strumento di lavoro. Invece di spedirsi una mail oppure fare una chiamata al telefono, trovano più pratico comunicare con i propri colleghi tramite la piattaforma di Zuckerberg. Ovviamente il social network non è stato creato come strumento di lavoro, ma la cosa che mi lascia più perplesso è che qualsiasi cosa che viene pubblicato sulle nostre bacheche diventa proprietà intellettuale della piattaforma. Quindi potete ben immaginare quali siano i potenziali rischi per un’azienda legati alla proprietà dei prodotti sviluppati, oltre al rischio di facili fughe di notizie verso i concorrenti.

Per risolvere questi problemi è stato creato Cynapse, un social network per aziende rilasciato con licenze OpenSource; altra importante caratteristica è la possibilità d’installarlo sul server aziendale e quindi tutte le informazioni che verranno inserite resteranno custodite dall’azienda stessa, cosa molto importante quando si parla di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti.

Un aspetto veramente interessante che fa la differenza rispetto alle altre piattaforme è la capacità di tenere “traccia” di quello che scriviamo andando a creare una specie di mappa del “Know Out” dei dipendenti; faccio un esempio per chiarire il concetto: sulla mia bacheca scrivo che ho appena finito di realizzare un modello 3D con AutoCad di un cuscinetto a sfera 608; il programma va a mappare le parole e collega al mio profilo le chiavi “Autocad”, “modello 3D”, “cuscinetto a sfera 608”. Se in futuro un mio collega, che magari non conosco perché lavora in un altro reparto, ha bisogno di informazioni relativamente ad AutoCad o ai cuscinetti a sfera, fa una rapida ricerca e Cynapse gli torna come risultato il mio nome. Il che può far risparmiare un sacco di tempo ed eventuali costi legati a consulenze esterne.

Il programma viene rilasciato sia come piattaforma gratuita con funzioni limitate (ma che non hanno nulla da invidiare a Facebook), sia in versione Enterprise con funzioni avanzate a pagamento.

Sito del produttore:

http://www.cynapse.com

 

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Video di “IP e concorrenza sleale in Internet”

Per chi non ha potuto partecipare all’incontro svolto presso l’API e organizzato da CINDI sulla concorrenza sleale in internet, metto a disposizione le registrazioni. Il primo video parla della normativa e fa alcuni esempi d’illeciti, mentre nel secondo si analizzano alcune sentenze sia italiane che europee.

Prima di lasciarvi ai video desidero soffermarmi su un punto: come spiegato nel primo video al minuto 20, il software viene considerato come una canzone, un film o un libro e quindi tutelato dal “Diritto d’Autore” invece che da un brevetto industriale; questo comporta fondamentalmente due cose:

  1. La legge lo tutela fin dalla creazione, senza bisogno di registrazione presso qualche ente, anche se secondo me sarebbe meglio una qualche registrazione “temporale” (autoinvio del plico con i dati tramite raccomandata, SIAE)
  2. Il software viene tutelato fino a 70 anni dalla morte dell’autore.

Sul secondo punto non sono molto d’accordo: essendo un’opera d’ingegno tecnico più che una forma d’arte, prevederei per questo caso specifico una durata inferiore, ad esempio massimo 20 anni dalla creazione, e il pagamento di una tassa a partire dal decimo. Infatti la maggior parte dei brevetti industriali deve essere rinnovata (pagando) ogni anno e questo sistema viene usato per rendere disponibile al mercato, dopo un adeguato tempo, una tecnologia sempre nuova.

 

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